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Diplomazia economica

L’Unione Europea costituisce il principale mercato di sbocco per i prodotti pakistani assorbendo, secondo dati ICE, il 28.7% delle esportazioni di Islamabad. Effetto, questo, dell’entrata in vigore del GSP plus (Generalised Scheme of Preferences), il primo gennaio 2014, che ha garantito a Islamabad esenzioni tariffarie quasi complete su tre quarti dei suoi prodotti diretti in Europa, in cambio della ratifica ed implementazione delle 27 principali convenzioni internazionali in tema di diritti dei lavoratori, protezione ambientale e governance.

Dopo il 2014 le esportazioni pachistane verso l’UE avevano conosciuto in cinque anni un balzo del 65% (dai 4,5 miliardi di euro del 2013 ai 7,5 del 2019), secondo le fonti della Commissione Europea. Le esportazioni italiane hanno conosciuto un costante aumento dal 2014 al 2017 (421 mln di euro nel 2014, 440.5 l’anno successivo, per superare i 620 nel 2016 ed i 756 nel 2017), con un saldo che e’ diventato a nostro favore a partire dal 2016 (per quasi 160 mln). L’Italia si colloca cosi’ tra i primi dieci paesi esportatori verso il Pakistan (dopo USA, UK, Cina, Afghanistan, Germania, Spagna, EAU e Olanda), quinta in Europa. Tale trend ha conosciuto un rallentamento nel 2018, ove si e’ registrata una contrazione della crescita del nostro export, che pur raggiungendo il suo picco in termini assoluti (oltre 800 milioni di euro, quasi il doppio rispetto al 2014, ed un l’interscambio senza precedenti di 1,455 miliardi di euro) ha visto la sua crescita piu’ bassa, del 5,9%, rispetto al 41% del 2016 e del 21,8% del 2017. Malgrado questo, l’interscambio resta a livelli elevati anche nel 2019, pur con una flessione delle esportazioni italiane rispetto all’anno precedente, per un valore di 685,1 milioni di euro contro i 801,3 del 2018. E’ infatti rilevante notare come la contrazione non ha riguardato l’interscambio nel suo complesso, attestatosi a 1,423 miliardi di euro nel 2019 contro i 1,455 del 2018, quindi con un modesto calo del 3,8%. La contrazione delle esportazioni italiane (in flessione del 14,5%) e’ stata infatti compensata dall’aumento di quelle pachistane verso il nostro Paese (che crescono del 13%, toccando i 738,65 milioni di euro contro i 653,9 del 2018). Significativamente, dopo tre anni di saldi favorevoli per l’Italia, nel 2019 il saldo e’ tornato a favore del Pakistan, per 53,5 milioni di euro. E’ comunque importante sottolineare come, per alimentare tale crescita dell’export, il Pakistan necessita di tecnologia e macchinari italiani, i quali non sono stati interessati dalla citata flessione delle esportazioni. Tali valori risentono poi positivamente dell’adozione da parte UE del regime tariffario preferenziale “GSP Plus” a partire dal 1 gennaio 2014.

Inoltre, tale limitata contrazione e’ in larga parte riconducibile a fattori esogeni, quali le politiche di risanamento economico portate avanti dal Governo di Imran Khan. Non a caso, gli elevati livelli di interscambio e la forte crescita dello stesso negli ultimi anni testimoniano il costante interesse del Paese verso i prodotti italiani. Malgrado tali elementi positivi, la contrazione dell’economia globale per effetto della Pandemia COVID-19 e’ prevista avere un effetto negativo anche in Pakistan, confermando il trend negativo delle nostre esportazioni anche nel 2020.

Sul piano delle categorie di merci oggetto dell’interscambio, i principali prodotti esportati in Italia da questo Paese sono lavorati tessili, articoli di abbigliamento ed alimentari, principalmente prodotti con tecnologia e know-how italiani qui importati.

La principale voce delle esportazioni italiane verso il Pakistan è quella di macchinari impiegati nei settori del tessile, agricolo, dell’abbigliamento o nella lavorazione del marmo.

In merito alla presenza imprenditoriale italiana, il nostro Paese è presente in Pakistan nel settore energetico con ENI, attiva nel Paese dal 2000 attraverso l’acquisizione della British Borneo e successivamente della Lasmo. Di primo piano il settore della difesa ed aeronautico, con l’apertura nell’aprile 2019 di un ufficio di Leonardo ad Islamabad, con personale italiano. Nel settore delle infrastrutture, Salini Impregilo è storicamente presente nel Paese sin dagli anni Settanta con la realizzazione della Diga di Tarbela. E’ importante inoltre citare la presenza di Landi Renzo, società leader nella produzione di impianti a gas per autoveicoli, che opera in Pakistan dal luglio 2006 attraverso una controllata locale. Dal 2016 sono inoltre presenti Mapei, leader nella vendita di prodotti chimici per l’edilizia, attraverso un accordo di distribuzione con un’azienda locale, e Danieli che ha siglato nel 2016 un contratto da cinque milioni di dollari con la locale Agha Steel per il potenziamento della capacità produttiva di quest’ultima.

La crescente rilevanza del Pakistan per la nostra meccanica si riflette nell’attivismo delle associazioni di categoria ACIMIT (meccano-tessile) e ASSOMAC (cuoio/calzature), che sono impegnate in attività ricorrenti di formazione di quadri e manodopera specializzata del Pakistan nei rispettivi ambiti produttivi. Importante, a questo proposito, la collaborazione concordata sulla creazione di tre centri tecnologici in Pakistan finalizzati all’addestramento dei quadri e della manodopera specializzata locale all’utilizzo di macchinari italiani nei predetti settori. La realizzazione dei centri in questione è stata affidata alle tre nostre Associazioni di categoria rilevanti per settore dei rispettivi settori (ACIMIT per la meccanica per il tessile, ASSOMAC per il cuoio / calzature, Marmomacchine per la lavorazione del marmo). Sul punto, nel dicembre 2018 e’ stato siglato un Memorandum of Understanding tra l’ICE e la controparte pachistana TDAP (Trade Development Authority of Pakistan), teso a promuovere lo svilppo di citati centri tecnologici.

Il Pakistan può sicuramente offrire maggiori opportunità di investimento per le aziende italiane, tanto più alla luce del progressivo miglioramento delle condizioni di sicurezza. Il Paese offre i vantaggi di una collocazione geo-strategica al crocevia tra “Grande Medio Oriente”, centro-Asia e sud-est asiatico, ed è posizionato lungo le rotte di petrolio e gas dirette dall’Asia Centrale all’Oceano Indiano. L’investimento cinese di 46 miliardi di dollari per la costruzione del Corridoio Economico Sino-Pakistano è indice dell’interesse verso questo Paese che per sua vocazione geografica si presta ad essere una cerniera per l’integrazione pan-eurasiatica.

Inoltre, con circa 200 milioni di persone, oltre il 60% dei quali sotto i 27 anni di età, e un tasso di crescita demografico che fa prospettare il raddoppiamento della popolazione da qui al 2050, il Pakistan offre il potenziale di una classe emergente medio-alta che domanda prodotti di elevata qualità, segmento su cui il settore produttivo italiano ha certamente ampie opportunita’ di inserimento.

Le prospettive dell’economia pachistana, e la sua complementarieta’ con quella italiana, sono state anche affrontate nel corso della Commissione Economica Mista Italia – Pakistan il 26 novembre 2019, co-presieduta dall’On. SottoSegretario Manlio Di Stefano da parte italiana, e dal Federal Minister for Economic Affairs Muhammad Hammad Azhar, dal lato pachistano, con particolare riferimento allo sviluppo degli investimenti stranieri tramite le ZES (Zone Economiche Speciali) in settori che il Governo tenta di modernizzazione, come l’agroindustria.

Per maggiori informazioni consultare il website: http://www.infomercatiesteri.it